Punto e accapo – Alimentazione e consapevolezza

Alimentazione sostenibile

Proseguiamo la conversazione iniziata venerdì scorso con Laura, la nostra terapista alimentare. Oggi affrontiamo i temi legati all’alimentazione consapevole e
sostenibile. Per fissare un appuntamento con Laura Gaballo nella sede di via Faruffini 6, chiamateci allo 02/48752847 oppure scrivete a info@associazionepuntouno.net

In cosa consiste nutrirsi in modo consapevole?
Intanto, parli di consapevolezza che è la parola magica, secondo me. È importante, prima di tutto, comprendere i concetti che sono alla base di questa scelta alimentare. Personalmente, organizzo corsi di cucina in cui, oltre a preparare insieme del buon cibo, prevedo anche un’esauriente spiegazione teorica che aiuta a fare una scelta consapevole. Allo stesso modo, attraverso le consulenze alimentari, seguo individualmente chi vuole raggiungere il benessere attraverso l’alimentazione. Insomma, dobbiamo sicuramente sapere come nutrirci, ma ancora di più sapere perché scegliere certi alimenti, ridurne degli altri ed eliminarne completamente alcuni.
L’alimentazione naturale e sostenibile è basata fondamentalmente su cereali integrali in
chicco, verdure di stagione, legumi con un po’ di frutta e semi oleaginosi. Ogni pasto viene preceduto da una zuppa, che prepara lo stomaco ad accogliere il cibo. Si prediligono i cereali integrali in chicco, rispetto alle farine, in quanto sono l’alimento più equilibrato. Contengono, contemporaneamente, il seme e la frutta. Se piantiamo un chicco, germoglia. È un alimento che possiede una grande energia vitale. La verdura contiene abbondanti quantità di sali minerali, vitamine e i nutrienti necessari a creare la giusta armonia tra elasticità e tonicità nel corpo. I legumi sono semi e, quindi, hanno anche loro la capacità di germogliare. Donano anch’essi tanta forza vitale. In più sono dolci, contengono il 50% di carboidrati e percentuali di grassi decisamente minori rispetto ai derivati animali. È indispensabile conoscere anche i vari stili di cottura, perché ci sia un buon equilibrio nel piatto.

Hai usato il termine “alimentazione sostenibile”: a cosa serve, come si pratica, quali pregiudizi e resistenze si incontrano nel parlarne, e quali sono le sue basi scientifiche?
Si parla di “sostenibilità” riferita sia al corpo, sia al pianeta Terra. È un’alimentazione
che prevede la decisa riduzione dei derivati animali, tranne il pesce a carne bianca. Gli
allevamenti animali intensivi sono una delle cause principali dell’inquinamento terrestre e oggi gli animali vengono nutriti con mais e soia (spesso transgenica) e non vedono più prati verdi. Ciò crea acidosi, che impone un utilizzo enorme di antibiotici – che poi ci ritroviamo nella “fettina”, oltre all’uso di tranquillanti e ormoni.
L’alimentazione sostenibile è la cucina della Salute; qualsiasi cosa ingeriamo ha un effetto sul corpo. Per esempio, con l’orzo si può fare una meravigliosa zuppa con erbe aromatiche, si può macinare, trasformarlo in farina e fare il pane, oppure si può fermentare, distillare e ottenere il whisky. Gli effetti di questi tre alimenti (anche se l’alcool non è propriamente un alimento…) sul corpo sono completamente diversi: quelli del whisky sono noti ai più; con farina e acqua si ottiene una massa morbida che poi cotta in forno diventa dura e questo è l’esito che ha sul nostro corpo; invece, il cereale integrale in zuppa ha sicuramente un effetto salutare per i motivi di cui abbiamo parlato sopra.
L’alimentazione sostenibile può essere seguita semplicemente per un periodo, come programma di disintossicazione, oppure si può scegliere di nutrirsi in questo modo durante la settimana e concedersi delle “libertà” nel week-end, o, ancora meglio, come stile alimentare di vita. Le paure più grandi nei suoi confronti sono relative alla carenza di proteine, di sali minerali (il calcio, in particolare) e di vitamine. Per quanto riguarda le prime, non esiste alcun pericolo di carenza. Gli aminoacidi essenziali sono ampiamente contenuti nei derivati vegetali. L’assorbimento dei cibi che siamo normalmente abituati a mangiare, come la carne e lo zucchero, causa un forte depauperamento delle riserve minerali del corpo. Nel caso dei prodotti vegetali questo non avviene, anzi, sono fonti importanti di calcio, ferro e di tutti i sali minerali. L’unica carenza che si può creare dopo due o tre anni, se si decide di seguire un’alimentazione strettamente vegana, è quella della vitamina B12. In questo caso, va monitorata ed eventualmente integrata con integratori acquistabili in farmacia.
Per quel che riguarda le evidenze scientifiche direi che ormai ce ne siano più che a
sufficienza. Da un po’ è stato pubblicato anche in Italia il libro “The China Study” di Colin Campbell, che descrive in modo molto scientifico il più grande studio sull’alimentazione umana durato 27 anni. Il professor Veronesi parla da tanto tempo dell’importanza di una scelta vegetariana per prevenire i tumori.
Inoltre, è molto noto il progetto DIANA (Dieta e Androgeni) dellIstituto dei Tumori di
Milano. Già i primi due studi DIANA hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione fra tipo di alimentazione e una minore incidenza di tumori alla mammella.
Oggi, lo studio DIANA 5, diffuso in vari centri sul territorio nazionale, mira a verificare la
prevenzione delle recidive del tumore al seno attraverso l’alimentazione e lo stile di vita.
Il progetto si è rivolto principalmente alle donne già operate di tumore al seno negli ultimi 5 anni, che si sono rese disponibili a seguire delle indicazioni alimentari specifiche e uno stile di vita con sport e movimento. Anche se i risultati finali si avranno l’anno prossimo, a oggi emerge già con chiarezza come il cibo sano, poco abbondante, e ricco di fibre e proteine di origine vegetale e povero di carne, possa essere un nostro potente alleato per mantenere e ripristinare lo stato di salute compromesso da una grave malattia come il tumore mammario.

Il Team di Associazione PuntoUno

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