Punto e accapo – Il Teatro per crescere

Arte Rupestre

Il teatro è il linguaggio dell’infanzia, così come è lo è stato per la prima umanità. Ricordiamo il cacciatore che si travestiva, si pitturava il volto o si mascherava con il cranio svuotato di una grossa preda, per una naturale intuizione: sarò io a far paura all’animale, oppure non ne avrò timore, così potrò avvicinarmi di più, colpirlo facilmente, mi sarò procurato da mangiare e, quindi, sopravviverò.
Quando un comportamento del genere è ripetuto cadenzato nel tempo, assunto da altri uomini della comunità, del villaggio, della tribù, magari dedicato a entità misteriose, allora vengono scelti determinati gesti da compiere, dei trucchi da mettersi addosso. Nasce la danza rituale, il teatro, ossia la rappresentazione programmata di un collegamento con la divinità, di una paura da esorcizzare, e così per tante altre occasioni (invocare la pioggia, il sole o propiziare l’abbondanza del raccolto).
Cerimonie, riti: la storia del teatro è iniziata. Ritroviamo spesso questo modello di coinvolgimento di un’intera comunità. Per esempio, durante il Medioevo c’è la processione, la rappresentazione collettiva sul sagrato della chiesa.
Nel teatro c’è un profondo collegamento col mistero e anche con la magia. Il teatro è esso stesso magia, perché trasforma spazi, cose e persone; immagina e fa immaginare tutto il possibile e perfino l’improbabile; si propone in senso alternativo a una concezione dell’uomo che è “necessitato” a determinati comportamenti per vivere e convivere in un sistema, qualunque esso sia.
L’uomo necessitato a fare è l’homo faber. L’alternativa è l’uomo ludens, che agisce gratuitamente, libero di fare o di non fare. Il momento della gratuità e della libertà rappresenta la massima autenticità, l’estremo potere immaginativo e creativo. In tal senso, il più alto esercizio creativo è proprio il gioco teatrale, perché il suo nocciolo è il “far finta di”. Nulla è reale nel teatro, dallo spazio ai costumi, alle parole, alle storie che si evocano. Queste possono avere a che fare con la realtà, ma il teatro le trasforma, le macina e le impasta con il suo linguaggio di suggestioni, di riduzioni e dilatazioni.
Nel teatro succede che, proprio quando si finge di essere “altro”, si possono dire delle grandi verità che spesso, nella condizione di necessità, vengono taciute. Se attraverso un burattino, un’ombra, un se stesso trasformato, si possono dire tutte le verità, ciò indica che si può essere più autentici, significa che il momento creativo conferisce un potere più ampio. Questo è già un ottimo motivo per il teatro dei bambini, giocato spontaneamente oppure organizzato in percorsi precisi. Il che è un po’ come ripercorrere la storia dell’umanità: si vive per terra, si rotola, si striscia, si gattona, ci si alza in piedi, si cammina, si toccano le cose, poi si ha bisogno di nominarle, di arricchire il linguaggio…
E il tragitto dell’evoluzione è cominciato.

Valentina e il Team di Associazione PuntoUno

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