Punto e accapo – Alla ricerca della verità

Palcoscenico

“Io credo che si reciti solo nella vita, mentre nell’arte si persegue solo la verità” (Al Pacino)

La citazione qui sopra è in parte provocatoria, ma utile, perché ci pone delle domande fondamentali. La prima è “Perché si recita?”. Forse si recita perché non ci si conosce abbastanza, perché si ha paura, perché non ci si fida; si recita perché è più facile, perché è meno rischioso, perché ci hanno insegnato a recitare. Si recita perché, a un certo punto del cammino, qualcosa ci “sconnette” da noi stessi, dalla ricerca della nostra verità, dalla ricerca del nostro Sogno e del nostro Bi…Sogno.
Altra domanda è “Cosa si recita?” Il ruolo che abbiamo imparato meglio, quello che soddisfa gli altri oppure quello che li fa più arrabbiare. Dipende da molti fattori, ma l’importante è quanto ne siamo consapevoli e quanto, a volte, ci sentiamo “incastrati” in una parte che, forse, non ci appartiene, oppure, come dice il termine stesso, è solo una piccola “parte” di noi.
Durante l’adolescenza è essenziale che gli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, non smettano di “educare” nel senso di “tirare fuori”. Il tranello è proprio dietro l’angolo: ritenere i ragazzi già adulti mentre ancora non lo sono. Gli adolescenti cercano il confronto con l’adulto, qualche volta urlano per trovare riconoscimento e solo un orecchio attento può comprendere la necessità di fermarsi e avere il coraggio di ascoltare e rischiare per loro, di uscire dagli schemi per un momento, di osservare cambiando prospettiva. Riconoscere il loro percorso evolutivo, fare il punto della situazione e ri-orientare la bussola per restituire ai ragazzi autostima, coraggio e sicurezza. Valutarne i progressi scolastici è importante ma non basta. È necessario osservarne anche la crescita emotiva, la competenza espressiva e relazionale. Lo scopo è spingerli a sfruttare tutto il loro potenziale, a trovare la propria verità interiore e la propria realizzazione personale, ad avere il coraggio di essere se stessi in ogni ruolo che la vita gli offrirà. Questo significa aiutarli a vivere e scegliere con maggior consapevolezza e libertà.
Nell’Animazione Teatrale, il teatro diventa strumento pedagogico, mezzo privilegiato attraverso cui compiere questa ricerca di verità, scoprire e potenziare le risorse fisiche, emotive, cognitive espressive e relazionali. Una tra le tante tecniche di Animazione Teatrale che utilizziamo in Associazione PuntoUno nel lavoro con gli adolescenti è il Teatro Forum di Augusto Boal, fondatore del Teatro dell’Oppresso. Secondo Boal:

«L’essere umano non “fa teatro”: “è” teatro. Alcuni, oltre a essere teatro, “fanno” anche teatro.»

Il Teatro dell’Oppresso (TdO) è fortemente influenzato dal pensiero di Paulo Freire, grande pedagogista brasiliano. In questo senso, il TdO non dà risposte, ma pone domande e crea contesti utili per la ricerca collettiva di soluzioni. Una delle sue principali ipotesi base è che “il corpo pensa”. È una concezione dell’essere umano come globalità di corpo, mente ed emozione dove l’apprendimento/cambiamento vede coinvolti tutti e tre gli aspetti, in stretta relazione.
Il corpo pensa, sente, agisce e risponde agli stimoli in maniera più o meno consapevole. Per questo motivo, il Laboratorio Teatrale di Associazione PuntoUno inizia sempre con una fase di riscaldamento: per riportare il corpo a un equilibrio e una neutralità da cui ripartire. Nella seconda fase forniamo strumenti tecnici che favoriscono la consapevolezza corporea, motoria e scenica. La terza fase è dedicata alla sperimentazione espressiva e scenica.
In questi giorni, per gli obiettivi che ci siamo posti, stiamo lavorando attraverso il Teatro Forum e la classe viene divisa in “attori” e “spett-attori”. Le scene presentate in pubblico sono brevi e recitate due volte. Durante la prima, il pubblico scopre e identifica problemi ed errori. Poi chiediamo agli spettatori se si può far evolvere la situazione. La scena riparte una seconda volta e il pubblico può interromperla quando gli sembra più opportuno, per proporre delle alternative, sostituendosi a uno dei personaggi o creandone di nuovi. In questo modo, vengono messe in luce le conseguenze di ogni nuova proposta. Dopo gli interventi, poniamo delle domande al pubblico per stimolare la partecipazione e la ricerca di soluzioni. Alla fine dell’evento, riassumiamo le alternative e le soluzioni che il pubblico ha considerato più pertinenti e riflettiamo insieme su ciò che è emerso. Così, le esperienze vengono messe in scena e rielaborate, nasce una riflessione collettiva sull’azione e la comunicazione che conduce, a sua volta, a una migliore chiarezza emotiva ed espressiva. In questo senso il Laboratorio Teatrale diventa, per gli adolescenti, luogo dove poter “covare il caos”, sperimentare e ritrovare un ordine emotivo per andare più sereni verso gli impegni scolastici, le relazioni familiari e le amicizie.
Gli strumenti che appartengono all’Animazione Teatrale dovrebbero, quindi, essere patrimonio anche di insegnanti ed educatori perché, se utilizzati in maniera trasversale alla didattica, aiutano a creare il clima migliore per l’apprendimento e la crescita.

Valentina e il Team di Associazione PuntoUno

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