Punto e accapo – Alla scoperta dell’Energia Vitale con il Reiki

ReiKiL’appuntamento con gli specialisti che operano nello spazio Bioenergetico di Associazione PuntoUno ci porta, oggi, a conoscere più a fondo Manuela, la nostra operatrice Reiki.

Come hai incontrato il Reiki e perché hai scelto di diventare operatrice?
Il ReiKi è entrato nella mia vita per caso. Ero giunta a uno di quei periodi in cui si ha il desiderio di apportare dei cambiamenti alla propria esistenza e mi sono dedicata alla meditazione. Nel silenzio interiore, ho avvertito delle ondate di calore e di energia che pervadevano il corpo.
Ho parlato di questa bella sensazione a un conoscente il quale, candidamente, mi ha detto che ciò che avevo sentito era l’energia del ReiKi. Volendone sapere di più, sono stata indirizzata a un Master che mi ha fornito le risposte di cui necessitavo. ReiKi è una parola giapponese e si compone di due parti: Rei indica l’energia vitale universale che pervade il tutto, mentre Ki è una parte del Rei. È, cioè, la forza vitale che scorre in ogni essere vivente, la “carica” che fa compiere a ognuno il proprio ciclo. È un’antica arte di guarigione naturale accessibile a tutti: non esiste, infatti, una predisposizione personale per utilizzare questo metodo.
È sufficiente un’attivazione eseguita da un Master, nell’ambito di un corso, in seguito alla quale si può immediatamente operare. Al che, visto che sono una persona che si è sempre presa cura del prossimo, non mi è parso vero di avere a disposizione un metodo che mi permettesse di fare di più. Così sono diventata operatore. La novità è che, rispetto ad altre discipline in cui l’operatore utilizza la propria energia, con il ReiKi si sfrutta quella immanente, cioè l’energia presente negli ambienti. In questo modo, l’operatore non si “svuota”; diventa, anzi, un “canale” e così si ricarica mentre esegue il trattamento, senza assorbire nulla.

Il Reiki è un percorso di crescita personale, quindi.
Certamente. Il ReiKi ha apportato dei cambiamenti sottili e costanti nel mio percorso di crescita. Per fare una veloce panoramica, nel ReiKi sono previsti tre livelli. Con il primo si ricevono dal Master quattro “trasmissioni energetiche” che vanno ad armonizzare i chakra superiori, aumentandone il tasso vibrazionale. Ciò comporta un’apertura del canale di trasmissione dell’energia e non l’apertura dei chakra stessi. Da quel momento in poi, l’energia scorre pulita e l’operatore la trasmette al ricevente attraverso le mani. Quando ci facciamo male, poniamo istintivamente le mani sulla parte dolorante, per darle sollievo. In tal modo, inconsapevolmente, trasmettiamo energia di guarigione, anche se poco “pulita”. L’attivazione permette semplicemente all’energia di scorrere più liberamente. Il corso, poi, insegna a trattare le persone presenti fisicamente, concentrandosi sul corpo fisico.
Nel secondo livello si riceve un’attivazione ulteriore che va ad armonizzare i chakra mediani, si impara a trattare il corpo mentale ed emotivo del soggetto e a trasmettere l’energia a distanza nel tempo e nello spazio. In sostanza, vengono “consegnati” dei simboli, o meglio delle chiavi, che consentono di agire a distanza sulle cause delle malattie. Con il secondo livello, inoltre, l’energia scorre quattro volte più potente e pulita, riducendo il tempo medio di un trattamento.
Ribadisco che il ReiKi è una disciplina accessibile a chiunque desideri imparare un metodo di guarigione naturale e che non deve esistere nessuna predisposizione. Entrambe le mie figlie, di 8 e 13 anni, hanno seguito il corso di primo livello e utilizzano il metodo quando serve.
Con il terzo livello, che è esclusivamente personale e centrato sulla guarigione spirituale dell’operatore, viene consegnato, tramite l’ultima attivazione, il simbolo Master, che connette con le energie sottili. Viene richiesto un certo lasso di tempo dal secondo livello poiché si deve essere pronti a praticare la meditazione e approfondire la conoscenza delle discipline spirituali, oltre a impegnarsi a impostare tutta la vita in una maniera differente. Per me, questo cammino è stato molto arduo, poiché ho messo in discussione la mia persona, scoprendo aspetti di me stessa non sempre piacevoli e/o accettabili.
Per certe scuole, con il terzo livello si impara immediatamente ad attivare le altre persone. La responsabilità d’insegnare è, però, molto grande, quindi alcuni orientamenti prevedono un livello successivo: il Master Teacher. Quest’ultimo gradino è preceduto da un lungo periodo di tempo, durante il quale si affianca il proprio Master in un certo numero di seminari, perché è fondamentale “imparare a insegnare”.

Come funziona e per cosa può essere usato il Reiki?
Il ReiKi rimuove i blocchi e ridistribuisce l’energia dove è carente, permettendo alla naturale capacità del soggetto di guarirsi da solo. Aiuta a uscire da qualsiasi disordine. La condizione di profondo rilassamento che induce nell’individuo trattato svolge, già da sola, un benefico effetto sull’intero l’organismo, allontanando lo stress emotivo e mentale, e rafforzando il sistema immunitario.
A volte, può accadere che affiorino esperienze passate non elaborate e che, di conseguenza, vengano liberate emozioni a lungo represse. È possibile, dunque, che sorga il desiderio di piangere e che si manifestino risate liberatorie. Ciò deve essere accettato come parte integrante del processo di guarigione.
Tra gli effetti, accade anche che si verifichino fenomeni di disintossicazione di lieve o media entità, da interpretare come una vera e propria regolazione biologica. In genere, si tratta di un’accentuata eliminazione delle urine o delle feci, o di una eccessiva lacrimazione. Spesso, si osserva un’aumentata secrezione di scorie dalle orecchie e dalla cute. Sono possibili, inoltre, accessi di febbre o anche il rinfocolarsi, di breve durata, di malattie precedenti. Non si tratta di nuova malattia, ma di un meccanismo di depurazione naturale. Queste reazioni sono di breve durata. In seguito, ci si sente indubbiamente meglio.

Quali sono le radici e la storia del Reiki?
Circolano varie versioni su come il ReiKi sia stato riscoperto e si sia diffuso nel mondo.
In tutta la storia dell’umanità ci sono state guarigioni basate sulla manifestazione e sulla trasmissione dell’energia. Gli antichi avevano una comprensione profonda dell’essenza dello spirito, della materia e dell’energia, già migliaia di anni or sono, e utilizzavano tali conoscenze per guarire il loro corpo, per armonizzare la loro anima. Incontriamo tale conoscenza in India, la ritroviamo in forme modificate in Giappone, Cina, Egitto, Grecia, Roma e in altri paesi.
Alla fine del XIX secolo, il dottor Mikao Usui, giapponese, ne riscoprì la chiave in antichi testi tibetani risalenti a 2.500 anni fa e rese nuovamente possibile l’applicazione di questa antichissima tradizione di guarigione naturale. Dopo aver trattato per anni moltissimi pazienti e preparato molti operatori, il dottor Usui lasciò i simboli e i segreti del ReiKi al suo più stretto collaboratore, il dr. Hayashi, facendone il secondo Grande Maestro. Questi aprì una clinica a Tokyo, dove giunse dalle Hawaii una cittadina americana molto malata, la signora Takata.
Mesi di trattamenti quotidiani la guarirono completamente ed ella decise di imparare il metodo, dopodiché rientrò negli Stati Uniti. Qui venne raggiunta dal dr. Hayashi, che a sua volta la iniziò a Master. Il ReiKi fece così il suo ingresso in Occidente. In seguito, la signora Takata istruì 22 Maestri e fondò la prima American ReiKi Association, per trasmetterne i principi e le metodologie. Poi vennero fondate altre organizzazioni e, da maestro a discepolo, il ReiKi si è diffuso nel mondo occidentale.

Manuela, ci rendiamo conto di aver sfiorato solo la punta del Reiki. Hai accennato ad argomenti che ci piacerebbe approfondire. Ci diamo appuntamento a Venerdì 22, quando sarai ancora con noi in Via Faruffini per i trattamenti, così da proseguire la nostra chiacchierata?
Con vero piacere!

Il Team di Associazione PuntoUno

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