Punto per Punto – Le fiabe prendono vita nel Teatro d’Improvvisazione

Veliero Racconto Teatro

Dal diario di viaggio dei piccoli teatranti d’improvvisazione di Associazione PuntoUno.
La nostra nave veleggia leggiadra su un mare fatto di cioccolato. Tra un saltino in Giappone e una capatina nella foresta equatoriale, ci spostiamo rapidamente. Sul vascello regna il buonumore e, tra un’avventura e l’altra, è piacevole fermarsi e ascoltare i racconti delle nostre due pazze guide, Massimo e Alice.
Qui non ci si annoia mai e va a finire che, ogni volta, abbiamo una storia nuova da ricordare. Come quella di Andrea e del suo amore dai riccioli neri, che una sera ci ha narrato Alice, mentre ci rilassavamo con il resto della ciurma sul ponte di coperta. La condividiamo con piacere e, per le altre che verranno raccontate, vi aspettiamo a bordo!

LA STORIA di ANDREA e del suo AMORE dai RICCIOLI NERI
In un tempo lontano, viveva un ragazzo dagli occhi di bosco e dai capelli color del nocciolo. Andrea era il suo nome. Era alto e forte, con una voce dolce come il rumore del fiume che scorre. Lavorava i campi, cantando al grano e ridendo con gli uccelli. Chino sull’erba verde coglieva i frutti della sua terra, che amava, perché fatta come lui della stessa sostanza, forte e bella, pura e dura, libera e infinita. Andrea aveva un amore dai riccioli neri, con la pelle bianca e trasparente come la luna, graziosa e sottile come il fiore della magnolia, semplice e sorridente come la margherita di campo. Leggera cantava accarezzando l’erba con la punta delle dita. Si tuffava nel mare verde e giallo del campo, e coglieva violette ai bordi del pozzo, regalandole ad Andrea che ne faceva collane per lei, il suo amore dai riccioli neri.
Un giorno di pioggia, con il vento che soffiava e scompigliava le chiome degli alberi, un gendarme attraversò il bosco e bussò alla porta del ragazzo. Portava una lettera con una firma d’oro. Era la firma del Re.

Andrea ne ascoltò le parole e scoprì di dover partire per la guerra, lontano, sui monti di Trento. Triste, salutò il suo bosco e il suo fiume; lentamente percorse il campo pieno di grano maturo, e si chinò sull’erba per respirare l’odore della sua terra. Andrea salutò il cielo, le nuvole e il vento. E salutò il suo amore dai riccioli neri, intrecciandosi a lei in un abbraccio che non avrebbe mai voluto sciogliere. Poi partì, senza voltarsi indietro. Camminò, camminò e camminò, fino a quando non giunse sui monti, in un paese dove c’era sempre e solo il freddo.
I suoi occhi diventarono scuri come la notte e più andava avanti, più si perdeva. Non sapeva più tornare indietro; camminava e dimenticava; proseguiva e non aveva più idea di chi fosse e da dove venisse. E la neve scendeva, scendeva lentamente dal cielo, giorno dopo giorno, coprendo le sue spalle e i suoi capelli. Non c’era più il grano nei campi, o il bosco con il suo profumo. Non c’era il fiume a salutarlo con il suo canto, né il suo amore con i riccioli neri e la pelle chiara come la luna. Andrea piangeva e, con il passare dei giorni, le lacrime che scendevano dai suoi occhi si fecero ghiaccio, i suoi capelli diventarono neve e nelle sue mani si fece strada il gelo. Finché un giorno si addormentò, e sognò di raccogliere violette ai bordi del pozzo. Andrea sognò di gettare riccioli neri nel fondo del pozzo e che il suo amore, da laggiù, gli gridasse: “Amore tu sai quanto il pozzo è profondo? Sono nel fondo del fondo. Sono la tristezza e il pianto”. La neve cadeva e, nel silenzio, Andrea desiderò di non svegliarsi più e di rimanere dentro il gelo per sempre. Intanto, anche riccioli neri piangeva la sua lontananza, e coglieva violette ai bordi del pozzo, gettandole poi nel profondo. Trascorsero i giorni e lei non faceva altro che pensare al suo amore lontano. Così decise di partire, e di camminare e camminare, con il vento che le soffiava contro e la pioggia che le frustava il viso, fino in cima ai monti; fino alla guerra; fino alla neve e al freddo; fino a Trento.
Arrivata lì, si mise a scavare con le mani dentro il ghiaccio e trovò Andrea che dormiva nel fondo. Allora accadde un miracolo: riccioli neri sfiorò con le labbra i suoi capelli di neve, le sue lacrime ghiacciate, le sue mani congelate. Andrea si svegliò e, d’improvviso, la neve smise di scendere, dalla terra sbucarono tanti bucaneve e piccoli ciuffi d’erba verde; il cielo si aprì a rivelare il sole. Anche il Re, che voleva la guerra, abbagliato da tanto amore, si fermò e decise di smetterla. Fece la pace con il suo nemico, tornò a casa dai suoi bambini e raccontò loro la storia di Andrea e del suo amore dai riccioli neri.

Alice Isgrò

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